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Introduzione alla Psicoterapia Gruppoanalitica View larger

Introduzione alla Psicoterapia Gruppoanalitica

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Novecento, metà degli anni Ottanta. Uno studente di medicina con la passione per la filosofia, sulle tracce di Hoelderlin e di Kierkegaard, entra in un manicomio per vedere se la profondità della follia può spiegargli l’enigma della vita.

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    Novecento, metà degli anni Ottanta. Uno studente di medicina con la passione per la filosofia, sulle tracce di Hoelderlin e di Kierkegaard, entra in un manicomio per vedere se la profondità della follia può spiegargli l’enigma della vita.
    Da poco una Legge ha abolito gli Ospedali Psichiatrici. Ma, in quell’inferno di vivi, il tempo e lo spazio sono ancora fermi. Il Manicomio è una nave che lentamente s’inabissa.
    Volontario alla Quinta divisione donne, lo studente incontra, negli occhi di Giselda e delle altre, il bagliore che aveva la follia dell’Età classica, di cui parla Foucault. È ancora, quella, la follia di Pinel e di Esquirol, di Griesinger e di Kraepelin, ritratta da Géricault e da Delacroix, da Signorini e da Balestrieri.
    Quando, anni dopo, tutto è ridotto a mental disorder, quelle fragili e delicate figure di donna, prigioniere dell’incantesimo, riemergeranno come una traccia incancellabile nella vita e nella clinica del medico psichiatra e lo spingeranno all’incontro destinale con uno dei più grandi psicopatologi europei del Novecento.

    Lo stato d’animo che oggi mi provoca la lettura delle pagine di Di Petta, immediate, autentiche, sofferte, mi fa re-immergere nel mondo dell’alienazione, non piegato dalle sconfitte di venti anni or sono, consapevole che lo sviluppo della psichiatria dovrà affrontare in chiave individuale e familiare quelle vicende che in passato si perdevano nel confuso anonimato della condizione di lungo-degente, destinata rapidamente a cancellarsi e a essere dimenticata. [...]
    Le figure da lui evocate, nel suo diario di giovane e ancor sensibile medico, emergono con una pienezza esistenziale irresistibile, contrappuntate da un'iconografia di rara efficacia. [...]
    Gilberto Di Petta descrive con tratti efficaci, a volte solo abbozzati, a volte squarcianti, queste singole esistenze che emergono tramite la sua penna dalla palude dell'Istituzione Totale [...]
    Il suo dire è semplice, essenziale; egli sa cogliere la sofferenza della mente nella vastissima gamma delle sue espressioni e, soprattutto, sa trasmetterne tutta la pregnanza, lo spessore dolorante, l'assurdità. [...]
    (dalla prefazione di Bruno Callieri)
     
    La storia che questo libro racconta, "ti ritorna" dopo che il libro l'hai letto, e magari anche apprezzato, e sei passato ad altro perché ti lascia addosso una specie di inquieta incompletezza che torna ad assalirti nel tempo, al capriccio della memoria e del suo errare spontaneo o al caso di un incontro, di una parola, anche di un odore. Te ne tornano le immagini, i personaggi, i commenti dell'Autore; e tornano come "revenants" ammiccanti al senso più profondo di questa storia; e a dirti che t'è sfuggito.
    (dalla prefazione di Luciano del Pistoia)

     

    Gilberto di Petta (1964)

    neuropsichiatra e psicopatologo di formazione fenomenologica, è stato allievo del compianto prof. Bruno Callieri. Già Direttore dell’U.O. Doppia Diagnosi-Centro Giano ASL NA 2 Nord, è Dirigente Medico presso il SPDC del P.O. “Santa Maria delle Grazie” di Pozzuoli, DSM ASL NA 2 Nord. Referente per Comorbidità psichiatrica dei tossicodipendenti e attivo presso il Carcere femminile di Pozzuoli. Socio fondatore della Scuola di Psicoterapia e Fenomenologia Clinica di Firenze e Vice Presidente della Società Italiana per la Psicopatologia Fenomenologica. È Capo Redattore della rivista «Comprendre, Archive International pour l’Anthropologie et la Psychopathologie Phénoménologiques». Insegna in diverse scuole di specializzazione in psicoterapia ed è Autore di numerosi testi.

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Novecento, metà degli anni Ottanta. Uno studente di medicina con la passione per la filosofia, sulle tracce di Hoelderlin e di Kierkegaard, entra in un manicomio per vedere se la profondità della follia può spiegargli l’enigma della vita.

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