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Jan Patočka. Tra declino dell’Europa e orizzonte asoggettivo - Leússein anno V n. 1/2012

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Questo numero è dedicato a Jan Patočka, filosofo “dissidente”, politico coraggioso nel senso più alto del termine, protagonista della Primavera di Praga, portavoce della piattaforma culturale denominata Charta 77 che, sorta due anni dopo la conferenza di Helsinki per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, si affermò come la più significativa esperienza di dissenso in Cecoslovacchia.

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12,50 € I. I.

    Jan Patočka è un pensatore per molti aspetti inattuale, portatore, tuttavia, di un’inattualità capace di parlare al nostro tempo e che quindi aumenta, invece di diminuire, il potere di seduzione che egli ha sul contemporaneo che sa intenderlo; egli è figlio del bipolarismo e del suo disgregarsi, è voce autorevole che sa cogliere le luci e le ombre che si stagliano da una parte e dall’altra della Cortina di ferro. Il numero raccoglie contributi di studiosi italiani e stranieri, tra i maggiori esperti del pensiero del cosiddetto “Socrate di Praga”.

    L’articolo di apertura di Ivan Chvatík, direttore dell’Archivio Jan Patočka di Praga, propone una brillante e originale applicazione del platonismo negativo di ispirazione patočkiana ad alcuni testi platonici, il Menone, il Fedro e il VI libro della Repubblica: il grande ideale della conoscenza del Bene platonico è, fondamentalmente, un’istanza inoggettivabile, negativa, che rilascia la libertà del soggetto umano di condurre la propria esistenza. Il contributo di Caterina Croce scopre un terreno di analogia e confronto tra il pensiero di Patočka e quello di Michel Foucault, mostrando come entrambi i pensatori facciano della verità del potere e del confronto con il pensiero esistenziale un asse portante della loro speculazione.

    Giuseppe di Salvatore focalizza la propria attenzione su uno dei testi fondamentali dell’opera patočkiana, Platone e l’Europa, riproponendo un quesito che lo stesso Patočka lascia in parte senza risposta. Perché dopo la drammatica esperienza della prima guerra mondiale non si è riusciti a dare all’Europa una struttura politica che radicasse la sua identità nella cura dell’anima socratica?

    Jan Frei analizza la concezione patočkiana del cristianesimo demitizzato: l’attenta disamina di alcuni scritti del Patočka maturo consente a Frei di mettere in luce, nell’economia del pensiero patočkiano, i complessi rapporti tra cristianesimo e mondo naturale. Alexander Matoušek ci offre un’attenta analisi dell’interpretazione patočkiana del mito che è, a un tempo, origine e luogo della filosofia nonché interpretazione del modo umano di essere nel mondo.

    Camilla Rocca si focalizza su quello che Patočka definisce il terzo movimento dell’esistenza che, consentendo l’‘apertura alla verità’, sembrerebbe l’unico a poter realizzare l’umano nella sua pienezza; un movimento che fonde vita ed esistenza e porta in sé la doppia dimensione del radicamento e dell’apertura.

    Il contributo di Ondřej Švec delinea i tratti essenziali della super-civiltà, che esercita sul mondo delle cose un dominio onnipervasivo. Effettuando un’operazione di esclusione della cura di sé, tale dominazione si manifesta in una variante moderata (liberalismo) e in una radicale (socialismo). Il complesso groviglio dei rapporti di Patočka con il pensiero esistenziale e fenomenologico, da una parte, e con la dimensione politica dall’altra è l’oggetto del contributo di Francesco Tava offre un’utile sintesi delle categorie del dissenso patočkiano. La tematizzazione dell’idea di Europa gioca un ruolo centrale anche nell’analisi di Roberto Terzi, il quale mette in evidenza la multipolarità storica delle radici della cultura europea, confrontando poi la poliedricità dello spirito europeo con le complesse tematiche della globalizzazione e del progresso tecnologico.

    Infine, chiude la serie di saggi il prezioso contributo del prof. Amedeo Vigorelli, che traccia un’attenta ricostruzione storiografica dei rapporti tra la scuola fenomenologica italiana (Paci e Neri) e quella ceca (Patočka e Kosík).

    Tra Milano e Praga il pensiero di ispirazione marxiana cercherà una nuova base epistemologica e non solo nella fenomenologia. Doveroso è il ringraziamento che la redazione rivolge al dott. Riccardo Paparusso che, con il suo fondamentale supporto, ha reso possibile la pubblicazione di questo speciale numero monografico, offrendo all’associazione la possibilità di stabilire, con l’Archivio Jan Patočka di Praga e alcuni tra i maggiori studiosi italiani del filosofo boemo, un rapporto di comunicazione cui auguriamo una sempre crescente fecondità.

    Altezza24
    Larghezza17
    Peso202

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Jan Patočka. Tra declino dell’Europa e orizzonte asoggettivo - Leússein anno V n. 1/2012

Jan Patočka. Tra declino dell’Europa e orizzonte asoggettivo - Leússein anno V n. 1/2012

Questo numero è dedicato a Jan Patočka, filosofo “dissidente”, politico coraggioso nel senso più alto del termine, protagonista della Primavera di Praga, portavoce della piattaforma culturale denominata Charta 77 che, sorta due anni dopo la conferenza di Helsinki per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, si affermò come la più significativa esperienza di dissenso in Cecoslovacchia.

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